Disturbi dell'alimentazione



I disturbi dell’alimentazione sono caratterizzati dalla presenza di comportamenti alimentari finalizzati al controllo del peso e della forma del corpo che arrecano danni sia al benessere psico-fisico che al funzionamento sociale dell’individuo.




Le cause dei disturbi dell’alimentazione sembra che siano da ricercare nell’interazione tra fattori genetici e fattori di rischio ambientali.
Nella società attuale essi investono in particolar modo le ragazze o giovani donne poiché si legano alla presenza di un modello femminile eccessivamente magro a cui alcune di loro aderiscono, intraprendendo diete dimagranti attuate in modo troppo rigido.
La restrizione dell’assunzione di cibo, se protratta nel tempo, può portare oltre ad un peso troppo basso, alla comparsa di abbuffate che aumentano la necessità di mangiare di meno per mantenere il basso peso, un circolo vizioso dal quale risulta difficile uscire. Ai fattori di mantenimento specifici del disturbo, come ad es., un peso corporeo al di sotto di quello naturale; un’attività fisica eccessiva; effettuare ripetutamente il body checking, cioè toccarsi di continuo alcune parti del corpo per assicurarsi che non siano aumentate (pancia, fianchi, cosce…), se ne vanno ad aggiungere altri che sono: il perfezionismo clinico, la bassa autostima nucleare, l’intolleranza alle emozioni e i problemi interpersonali.
Le persone che attribuiscono eccessiva importanza al peso, alle forme corporee e al loro controllo, tendono a valutarsi esclusivamente in base a questi parametri.
Tra i principali disturbi dell’alimentazione troviamo l’Anoressia nervosa e la Bulimia nervosa.
Vi sono poi i disturbi dell’alimentazione atipici, cioè che non soddisfano i criteri diagnostici dell’anoressia e della bulimia e tra i quali compare il Disturbo da alimentazione incontrollata.
La terapia cognitivo comportamentale si propone di interrompere i fattori di mantenimento del disturbo, affrontando sia le problematiche legate al peso corporeo, alla forma del corpo e ad una valutazione di sé non funzionale al proprio benessere.